
Una gelateria può diventare molto più di un luogo dove acquistare un cono o una coppetta. Può trasformarsi in uno spazio nel quale lavoro, disabilità, autonomia e inclusione diventano parte dello stesso progetto.
È quanto sta accadendo a Schio, in provincia di Vicenza, dove la storica gelateria Il Piacere ha avviato un nuovo percorso sotto la gestione della Cooperativa Sociale Cogita.
La novità più importante riguarda la missione sociale dell’attività: creare vere opportunità di inserimento lavorativo per persone fragili e con disabilità.
Non semplice volontariato o esperienze occasionali, ma lavoro con regolare contratto, stipendio e un percorso finalizzato alla crescita personale e professionale.
Il Piacere: una gelateria che diventa laboratorio di inclusione
La gelateria Il Piacere è presente sul territorio da circa vent’anni e ha costruito nel tempo la propria reputazione attraverso la qualità dei prodotti, l’attenzione alle materie prime e il rapporto con i clienti.
Dal 1° maggio 2026 la gestione è passata alla Cooperativa Sociale Cogita.
Il passaggio è stato accompagnato da un periodo di affiancamento: i fondatori Franco e Alison sono rimasti nell’attività come dipendenti della cooperativa e continueranno ad accompagnare il progetto fino alla prossima estate.
L’obiettivo è conservare le competenze e la qualità costruite negli anni, aggiungendo però una nuova e importante funzione sociale.
Persone con disabilità inserite con un vero contratto di lavoro
È probabilmente questo l’aspetto più significativo dell’iniziativa.
Dall’estate la gelateria è diventata un luogo di inserimento lavorativo per persone fragili.
Il progetto non vuole limitarsi a esperienze temporanee o attività di volontariato.
Alle persone coinvolte vengono offerte opportunità professionali con:
- regolare contratto di lavoro;
- stipendio;
- formazione;
- acquisizione di nuove competenze;
- crescita personale;
- maggiore autonomia;
- possibilità di costruire un futuro professionale.
L’obiettivo è formare lavoratori che possano acquisire nel tempo competenze utilizzabili anche presso altre aziende del territorio.
Il lavoro come strumento di autonomia
Il progetto parte da un principio fondamentale: il lavoro non rappresenta soltanto una fonte di reddito.
Avere un’occupazione significa anche costruire relazioni, assumersi responsabilità, sviluppare competenze e conquistare una maggiore autonomia.
Per una persona con disabilità o in una situazione di fragilità, avere un’opportunità lavorativa concreta può contribuire alla costruzione di un percorso personale più indipendente.
Il lavoro diventa così uno strumento di partecipazione alla vita della comunità.
Non adattare la persona al lavoro, ma il lavoro alla persona
Uno dei principi più interessanti alla base del progetto riguarda il modo stesso di intendere l’inclusione.
Non si tratta semplicemente di inserire una persona con disabilità all’interno di un posto di lavoro già organizzato e aspettarsi che sia lei ad adattarsi completamente.
L’approccio seguito punta invece a organizzare il lavoro tenendo conto delle caratteristiche della persona, valorizzandone capacità e talenti e considerando allo stesso tempo eventuali fragilità.
Questo significa costruire attività sostenibili e realmente compatibili con le persone coinvolte.
È un concetto importante anche nel dibattito più generale sull’inclusione lavorativa: un ambiente inclusivo non si limita ad assumere una persona con disabilità, ma crea le condizioni affinché quella persona possa realmente lavorare, partecipare e crescere.
L’esperienza della Cooperativa Sociale Cogita
La gelateria Il Piacere non rappresenta la prima esperienza della Cooperativa Sociale Cogita nel campo dell’inclusione.
La cooperativa ha già sviluppato altri percorsi attraverso la gestione della libreria Ubik e di Inkiosco, situato nel Parco Inclusivo di Magrè.
Anche in queste esperienze il lavoro viene adattato alle caratteristiche delle persone coinvolte, cercando di valorizzarne le capacità.
La gelateria rappresenta quindi un nuovo tassello di un progetto più ampio dedicato all’inclusione sociale e lavorativa.
Collaborazioni con le aziende del territorio
Il progetto non vuole fermarsi all’interno della gelateria.
Cogita sta lavorando anche alla costruzione di collaborazioni con altre aziende del territorio, utilizzando strumenti come il distacco lavorativo.
L’obiettivo è ampliare progressivamente la rete di imprese disponibili ad accogliere persone formate attraverso questi percorsi.
Questo modello potrebbe produrre un doppio risultato: offrire nuove possibilità professionali alle persone con disabilità e fragilità e, contemporaneamente, mettere a disposizione delle aziende nuovi lavoratori formati e motivati.
Un modello che guarda anche all’esperienza di PizzAut
Tra le esperienze italiane richiamate nell’articolo originale viene citata anche PizzAut, progetto conosciuto per l’inclusione lavorativa di persone autistiche.
Il principio comune è considerare il lavoro come uno degli strumenti attraverso i quali costruire autonomia, dignità e partecipazione sociale.
Nel territorio vicentino viene inoltre ricordata l’esperienza del Sanga-Bar di Thiene, che ha rappresentato un ulteriore riferimento per lo sviluppo del progetto.
Inclusione lavorativa significa opportunità reali
In Italia si parla frequentemente di inclusione, diversità e responsabilità sociale.
Esperienze come quella della gelateria Il Piacere mostrano però la differenza tra parlare di inclusione e trasformarla in opportunità lavorative concrete.
Una persona con disabilità non dovrebbe essere considerata semplicemente destinataria di assistenza.
Può essere un lavoratore, un collega, una persona che acquisisce competenze, riceve uno stipendio e contribuisce con il proprio lavoro all’attività dell’impresa.
Il punto centrale non è soltanto “dare un posto” a una persona fragile, ma permetterle di sviluppare le proprie capacità attraverso condizioni di lavoro adeguate.
Un esempio che potrebbe essere seguito da altre imprese
La gelateria di Schio dimostra che l’inclusione lavorativa può trovare spazio anche nelle normali attività commerciali.
Gelaterie, ristoranti, negozi, uffici, aziende produttive e realtà del settore dei servizi possono diventare luoghi nei quali creare percorsi professionali accessibili, naturalmente individuando mansioni e condizioni compatibili con le caratteristiche delle singole persone.
La vera inclusione nasce quando la disabilità non diventa automaticamente una ragione di esclusione dal mercato del lavoro.
Nasce quando vengono valutate competenze, capacità, aspirazioni e accomodamenti necessari.
Dal lavoro nasce anche l’autonomia
Il progetto della gelateria Il Piacere racconta quindi una visione molto concreta dell’inclusione.
Dietro un bancone non c’è semplicemente una persona fragile alla quale è stata concessa un’opportunità.
C’è un lavoratore che sta imparando un mestiere, costruendo relazioni, assumendosi responsabilità e contribuendo al funzionamento dell’attività.
Ed è probabilmente questo il messaggio più importante.
L’inclusione lavorativa diventa reale quando alle persone con disabilità vengono offerte opportunità concrete per lavorare, imparare, essere retribuite e costruire il proprio futuro.
Fonte
Notizia pubblicata da L’Eco Vicentino il 14 settembre 2026







