
Mercoledì 13 maggio, presso il Polo didattico delle Piagge di Pisa, gli studenti del corso di Gestione delle Risorse Umane della laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa e Politica delle Risorse Umane presenteranno le proprie proposte innovative per favorire l’inserimento lavorativo di persone con sindrome di Down nei processi di recruiting.
L’idea migliore sarà selezionata da una commissione composta da docenti universitari ed esperti del settore HR e verrà sviluppata concretamente entro la fine del 2026 con il supporto operativo di MaloHR.
Tra i protagonisti dell’evento anche Paolo Ruffini, da anni impegnato sui temi dell’inclusione sociale e lavorativa.
Dall’inclusione simbolica alla valorizzazione delle competenze relazionali
Il progetto introduce un cambio di paradigma importante: non considerare la disabilità come limite da compensare, ma come possibile valore aggiunto nei processi relazionali aziendali.
Secondo gli organizzatori, qualità come:
- empatia
- ascolto
- sensibilità
- cura della relazione
- intelligenza emotiva
possono migliorare concretamente l’esperienza dei candidati durante i processi di selezione.
Un approccio che mette in discussione uno dei modelli più rigidi del recruiting tradizionale, spesso focalizzato esclusivamente su performance, standardizzazione e competenze tecniche.
Nasce la figura dell’HR Inclusion Assistant
Uno degli aspetti più innovativi di UP HR 2026 è la proposta di una nuova figura professionale: l’HR Inclusion Assistant.
Si tratta di un ruolo pensato per:
- supportare i processi di selezione
- migliorare l’accoglienza dei candidati
- rafforzare la qualità relazionale nelle HR
- contribuire a creare ambienti di lavoro più inclusivi
L’obiettivo dichiarato è superare modelli aziendali preconfezionati e costruire nuove modalità di inserimento lavorativo realmente sostenibili.
Inclusione lavorativa: quando università, imprese e sociale collaborano
Il progetto rappresenta anche un esempio concreto di collaborazione tra università, imprese private e terzo settore.
Secondo il professor Federico Niccolini dell’Università di Pisa, la collaborazione tra pubblico, privato e non profit può trasformare l’aula universitaria in uno spazio di co-creazione capace di generare innovazione sociale reale.
Una visione che prova a spostare il dibattito sull’inclusione lavorativa da semplice obbligo normativo a opportunità di evoluzione culturale e organizzativa per le aziende.
Per chi si occupa di categorie protette e inclusione lavorativa, UP HR 2026 rappresenta un segnale interessante: il mercato del lavoro sta iniziando lentamente a interrogarsi non solo su come inserire le persone con disabilità, ma su come valorizzarne concretamente il contributo umano e professionale.
Link – https://www.lanazione.it/pisa/cronaca/persone-down-vera-risorsa-la-f65d691a