Non è la mia personale speranza in un domani di cammino...ma il titolo del libro...ehm diciamo racconto, che ho scritto tempo fa...ed è stato terapeutico e profetico...perchè quel "domani,forse...in qualche modo si è realizzato...
La mia storia... quella che vorrei principalmente raccontare inizia circa venti anni fa...
Siamo nel 1985...
Si avvicinava l'estate, ed anche quell'anno saremmo andati in Puglia,ospitati dai miei suoceri,inoltre io e William dovevamo fare da testimoni al matrimonio di suo fratello Michele che si sarebbe sposato con Rita,il matrimonio lo celebravano a Cerignola (Brindisi) ,perchè pur essendo la maggior parte dei parenti a Milano, i genitori della sposa abitavano là. Feci in tempo a fare da testimone in Comune, il giorno che Rita e Michele firmarono per il consenso; proprio pochi giorni prima che mi ricoverassi in ospedale a Pietraligure, dove seppi in seguito di esserediventata paraplegica a causa di un errore medico, poi accertato e redatto con "lesioni colpose gravissime"...non risarcita poichè andata in prescrizione...ma questo è un altro discorso...
Diciamo che questo all'inizio ha stravolto la mia vita... però io credo che nulla nella vita accada per caso...anche se avrei voluto vivere il cambiamento senz'altro meno traumaticamente.
Inoltre non a causa della paraplegia, ma per una concausa, mi sono separata già da anni dal mio ex marito, e poi divorziata...diciamo che abbiamo scoperto che il nostro era un gran bene, ma non un grande amore...
Il mio percorso poi è stato abbastanza inusuale... 10 anni anni allettata, edopo questi dieci anni , che coincidono guarda caso dopo aver scritto questo racconto, chiamarlo libro mi sembra talvolta un pò azzardato, anche se ha partecipato nel 2000 ad un concorso nazionale, indetto dalla Banca di Anghiari, ma non l'ha vinto.....e mancava di alcuni aggiornamenti. ...Dicevo poco dopo aver messo per iscritto parte della mia storia, perchè la mia storia continua tuttora ovviamente,
Sono tornata in carrozzina nel '99...e ho scoperto che , ma già da tempo lo sapevo , nonostante io fuori sia cambiata, invece io sia tornata "dentro" come ero, allegra , socievole e forse anche un pochino più ottimista di prima.
Mi affascina molto...anche il riscoprire che io sono e credo sarò sempre "quella ragazza". ...
Le mie "bimbe" ora sono due splendide donne, felicemente accasate , la più grande si sposerà a settembre e la più piccola è anch'essa mamma, quindi sono anche nonna di un maschietto di due anni !
Tutto sommato fisicamente mi piaccio... anche con tutte le "magagne"che ho...che so nascondere bene evidentemente, perchè ce ne sono!
Mi piacevo più prima...ma non poi così tanto, come leggerete spero, più avanti, ma dopo tutto ciò che mi è successo... e non parlo solo della paraplegia..ehhhh magari ...diciamo, che mi guardo con occhio "benevolo". D'altronde non riuscirei a vedermi in un corpo diverso, questo mi è stato dato e questo accetto....... ma quello che mi piace soprattutto di me...eh si, devo dirlo! E’ la mia mente! Ringrazio sempre Dio di avermi dato un cuore capace di amare e di comprendere...errori ne ho fatti certamente e ne faccio...non sono purtroppo immune da questo.
Oggi o come uso spesso dire usando un'espressione francese:"ajourd'hui " a parte l'essere autonoma, riesco a fare tutto ciò che facevo prima , o quasi , come dico, tranne tirar giù le tende!!!...dovrei riprendere l'idea di rifare la patente...nel 2001 ci avevo provato, sono stata promossa in teoria ma bocciata in pratica, anche se l'istruttore hapersino pianto per la cattiveria dell'ingegnere... eheheh...
vabbè... sto raccogliendo i punti!...
E in questi anni ho vissuto forse la mia vera e prima adolescenza,certamente non come l'avrei vissuta allora. Oggettivamente ho avuto più difficoltà ad instaurare nuove amicizieda un punto di vista, quello della paraplegia che non mi permette di avere accesso ovunque e nei tempi che decido io...ma sono anche stata supportata da un nuovo mezzo tecnologico: il computer!...eh si...mi ha affascinato internet perchè mi ha dato l'opportunità di conoscere persone che forse, mai ,nella vita avrei avuto modo di conoscere. Ho sfruttato la mia capacità di comunicare, non potendo uscire la sera spesso, anche per ragioni economiche, non dimentichiamo che essere autonoma non vale solo per le esigenze strettamente personali, ma anche per la gestione economica, e quella è "atavicamente"abbastanza disastrosa! Ma io ho sempre messo e sempre metterò al primo posto la salute... e nonostante tutto , è buona, quindi attingo alle mie risorse personali e ricomincio a pensare a rientrare nel mondo lavorativo, e in parte già lo faccio da tempo , collaborando con unasocietà sportiva Nazionale.
Come dicevo, mi piace fare nuove conoscenze...confrontarmi,soprattutto con l'universo maschile, del quale credo di non aver ancora capito molto,ma da quel poco che ho capito, mi riprometto sempre di non generalizzare mai, i luoghi comuni ,le solite frasi, e le solite conclusioni. E' sempre l'individuo al centro, e la vita è una questione di punti di vista: il mio e quello degli altri!!!
au revoir! ....
24 ottobre ‘98
Ripensando a quel giorno,mi viene in mente come nei romanzi, dove la vita sembra già segnata dal destino,mentre noi ancora inconsapevoli,lo stiamo determinando. Però, so che non è così,credo che il nostro destino o cammino in questa vita, sia il frutto delle nostre scelte, giuste o sbagliate che siano, forse in minima parte qualcosa è già scritta, questo spiegherebbe alcune sofferenze che mi risultano inaccettabili,per esempio quelle dei bambini,indifesi e maltrattati che certamente non hanno scelto quello che è stato a loro riservato!ho parecchi ricordi della mia infanzia,fin da piccola sono sempre stata una bambina che s'interrogava sui temi esistenzialisti, spesso pensavo a come sarei stata da grande,questo a ancoraadesso m'incuriosisce,perchè pensavo proprio ad un'età precisa,quella nella quale si è verificato un significativo cambiamento nella mia vita,ma questo è un capitolo che tratterò più avanti.
La mia famiglia era composta di quattro persone madre Rosa, mia nonna Marianna,mio fratello Adolfo e me. Nostro padre non è mai vissuto con noi,principalmente perchè aveva già una famiglia;mia madre non ne ha mai parlato apertamente con noi figli,nè con altri,però ricordo che ero molto piccola e non so nemmeno spiegare come,avevo intuito chi fosse mio padre,che comunque abbiamo avuto l'occasione di frequentare,anche se per poco tempo.
Di mia madre traccio a grandi linee la sua storia : è di origini napoletane e,quindi viveva a Napoli con la sua famiglia,composta da mio nonno,mia nonna e i loro cinque figli, si parla del periodo del dopoguerra,e la loro famiglia subì dei cambiamenti a causadi lutti,provocati dalla guerra e anche per la perdita del le attività lavorative ( mio nonno aveva un salone di parrucchiere e mia nonna una sartoria).Tornando però indietro,mia madre era fidanzata con quello che poi sarebbe diventato mio padre,ma in seguito decise di lasciarlo poichè lui le mancava di rispetto,non ho mai chiesto precisamente il motivo,presumo che allora non fosse così naturale prendersi certe libertà,mia zia Enza che era stata abbandonata dal suo fidanzato dopo nove anni,a causa di problemi psichici(era stato ricoverato in manicomio)si era poi in seguito fidanzata con il mio futuro padre,poi si sposarono. Ho saputo solo recentemente che la cerimonia avvenne in casa, mia zia si vestì da sposa nell'appartamento di una vicina,in casa fu allestito un altare,disposero le sedie per gli invitati,poi il prete li unì in matrimonio. Furono molti anni dopo,ero sposata da poco,quando venni a sapere da Ivana,moglie di mio cugino Nando che mia zia quando si sposò era già incinta,lo scoprì dalla data incisa all'interno della vera nuziale,che evidentemente portava la data antecedente la nascita del primo figlio,non conosco nemmeno quella data,e non mi era mai capitato di chiedere quando era avvenuto il matrimonio,e mia madre non aveva mai minimamente accennato a nulla,ne rimasi sorpresa, tra mia madre e mia zia nonostante passassero insieme del tempo come le vacanze estive o il Natale,non c'era proprio un buon rapporto,e questo al di là degli ovvi motivi,ho sempre notato tra loro uno stato di conflitto,inoltre mia zia ha sempre avuto un carattere opposto a quello di mia madre e per questo spesso avevano discussioni.
Tornando al matrimonio di mia zia, dopo la nascita di Nando lei e suo marito si trasferirono a Milano,avevano preso in affitto un appartamento di proprietà del titolare della torrefazione presso cui lavorava mio padre e che in seguito passò sotto la sua direzione. Nando rimase a Napoli con mia madre e mia nonna, poi in seguito dopo la nascita di Gino mia zia propose a loro di vendere la casa di Napoli e trasferirsi a Milano,e così fu fatto,non senza qualche remora da parte loro;nel frattempo che mia zia procedeva alle operazioni di trasloco invitò mia madre ad andare a Milano con Mario nella loro casa. Di quello che avvenne in seguito non ne ho mai parlato apertamente con mia madre, tutto quello che so è ciò che ho sentito dai discorsi peraltro brevissimi che lei fece con la mia attuale suocera che aveva conosciuto in occasione della mia nascita(io e mio marito William siamo coetanei,nati alla "Macedonio Melloni"nello stesso giorno)...e recentemente quando ho fatto a lei qualche domanda. Avvenne che per qualche bicchiere di troppo offerto a mia madre, e quindi sottinteso che forse mio padre aveva premeditato la cosa, si verificò in seguito la nascita di mio fratello Adolfo. Mi sono spesso chiesta come le persone coinvolte avessero vissuto intimamente la situazione. Mi è stato spiegato che dopo una lite, mia madre spiegò come si erano svolti i fatti e continuarono la coabitazione, quando però mia madre rimase incinta di me, sempre con l'inganno di mio padre, e ho ragione di credere alla sua versione, le cose degenerarono giustamente e mia zia con suo marito e i figli tornarono a Napoli, portarono via anche tutto il mobilio che avevano precedentemente traslocato.
Lei continuò a vivere a Napoli con la famiglia, poi si trasferì a Benevento dove avevano una torrefazione, mia madre e mia nonna vennero a Milano, affittarono un appartamento di cui era proprietario l'allora direttore della torrefazione che poi passò sotto la direzione di mio padre. Furono molti anni dopo, ero sposata da poco, quando venni a sapere da Ivana, moglie di mio cugino Nando che mia zia, quando si sposò era già incinta, lo scoprì dalla data incisa all'interno della vera nuziale, che evidentemente portava la data antecedente la nascita del primo figlio, non conosco nemmeno quella data, e non mi era mai capitato di chiedere quando era avvenuto il matrimonio, e mia madre non aveva mai minimamente accennato nulla, ne rimasi sorpresa, tra mia madre e mia zia, nonostante passassero insieme le vacanze estive o il Natale, non c'eraproprio un buon rapporto, ho notato tra loro uno stato di conflitto, inoltre mia zia aveva un carattere opposto a mia madre e spesso avevano discussioni,anche se ciò accade di solito tra sorelle.
Quando nacqui accadde un fatto che ancora mi sconcerta, mia madre che aveva partorito con il taglio cesareo,quando chiese all'infermiera di allattarmi, questa le rispose che non era possibile perchè lei mi aveva rifiutato, mia madre disse di non averlo mai detto e volle sapere chi avesse asserito una cosa del genere, le risposero che era stata mia zia,così la mamma che ancora non era fisicamente in forze,dovette andare da un notaio a riconoscermi,non avendo disponibilità economiche,il medico che l'aveva assistita e che era informato dellasituazione le diededuemila lire per notificare l'atto. Mi sono sempre detta che prima o poi avrei avuto il coraggio di chiedere a mia zia cosa l'avesse spinta a fare ciò, (anche se mi sono fatta qualche idea) purtroppo non sono più in tempo,perchè non c'è più.
Ho comunque dei ricordi piacevoli della mia infanzia, legati soprattutto ai due cugini, (oltre che mio fratello e mia madre), che ho molto amato, ed a cui voglio ancora bene, anche se con Nando non ho più rapporti affettivi, sia a causa della mia impulsività, ed anche perchè forse dopo che si è sposato si è lasciato distaccare dalla sua famiglia d'origine e persino da suo fratello Gino, con il quale non va proprio daccordo, penso però che la persona che più gli sta accanto avrebbe dovuto cercare di trovare un punto d'unione tra di loro e non alimentare la discordia, quando se ne renderà conto, spero sia al più presto, capirà e dovrebbe capirlo già ora perchè è padre anche lui, che al di sopra d'ogni cosa i valori affettivi sono sempre da salvaguardare. Avevo da piccola un rapporto speciale con lui, pur volendo un mondo di bene anche a Gino, forse perchè, e questo non lo ricordava, per un lungo periodo lui ha vissuto a Milano con noi, ricordo infatti che nutriva un profondo affetto per mia madre, ancora più che per la sua; ero felice quando arrivavano le vacanze estive oppure in occasione delle feste di Natale, partivamo per passarle insieme a loro, o viceversa loro venivano a Milano, questo avveniva anni prima che loro vi si trasferissero definitivamente, dopo la morte di mio padre che era anche il loro. Ancora adesso non so se abbiano mai saputo che siamo figli dello stesso padre, mia madre recentemente mi ha ricordato che in occasione di una discussione con il cugino più grande accennai a qualcosa, per la verità proprio in occasione di questo scritto sono venuta a sapere alcune cose, dato che in tutti questi anni non ho mai chiesto nulla, per rispetto a mia madre.Quello che ricordo di mio padre è che era un uomo abbastanza severo, un episodio in particolare mi è rimasto impresso; era verso la fine dell'estate e noi tutti eravamo a Benevento, di lì a pochi giorni saremmo dovuti partire per tornare a Milano, in casa c'eravamo solo io e mia madre, gli altri si trovavano alla torrefazione, mia madre ricevette una lettera da Milano da un uomo, Lucio, che abitava presso di noi come pensionante, che in seguito ha avuto una relazione affettiva con mia madre durata dodici anni. Mia madre affittava il posto letto per incrementare il bilancio familiare, non so di preciso cosa ci fosse scritto, probabilmente chiedeva a mia madre quando sarebbe tornata e forse che sentiva la sua mancanza, mentre leggeva la lettera, rincasò all'improvviso mio padre, mia madre tentò di nascondere la lettera, ma lui se ne accorse e cominciarono a rincorrersi intorno al tavolo, mia madre rideva per non farmi spaventare, e la scena poteva anche sembrare divertente, ma non lo fu il seguito, mia madre tra l'altro avendo una gamba poliomielitica(in seguito ad un infezione presa da una balia appena nata)faceva più fatica a correre, nonostante questo se la cavava piuttosto bene, la loro corsa finì in bagno, mio padre lesse la lettera, vidi che era molto arrabbiato e fu in quell'occasione che lo chiamai papà, lui rimase sorpreso e ricordo che chiese a mia madre come sapessi chi era, chi me lo aveva detto, la verità è che nessuno mi aveva mai detto nulla, non so cosa mi fece intuire che lui era mio padre,comunque ricordo la sua durezza nel dire che dovevamo andarcene immediatamente fuori di casa ,quando arrivò mia zia ,piangendo chiese a mia madre cosa fosse successo,mia madre comunque non si perse d'animo,preparò in fretta i bagagli e disse di chiamare una carrozzella. Ricordo ancora il pianto struggente di mio cugino Nando, che implorava mia madre di non andare via, si preoccupava di sapere dove saremmo andate dato che non avevamo molta disponibilità economica, però mia madre lo rassicurò dicendo che avremmo passato la notte in un albergo,visto che ormai era già sera e che l'indomani saremmo partiti per Milano. Con mio padre, fu dura e gli disse. Io n'esco viva, ma tu ne uscirai morto! Questa frase a volte mi è sembrata quasi una maledizione ma credo invece sia stata una coincidenza il fatto che alcuni mesi dopo mio padre morì a causa di un male allora incurabile, aveva cinquantuno anni, io allora ne avevo sei, e proprio a questa età sono cominciati i miei problemi con la scoliosi. Una mia amica d'origine russa, Tatiana dice che i nostri mali fisici sono la causa scatenante dei nostri conflitti interni, inconsci o di cui abbiamo coscienza e quindi risolvendoli anche la salute fisica si ristabilisce. Io ho sofferto la mancanza di un padre, più ora, da adulta che da piccola, proprio recentemente mia madre mi ha confidato che mio padre era geloso, tanto che un giorno si presentò sul luogo di lavoro di mia madre, una sartoria di Via Vitruvio, e la minacciò, perchè era contrario al fatto che lei lavorasse, ed avrebbe anche desiderato stare con noi, ma mia madre non volle perchè gli spiegò che mai avrebbe tolto il padre ai suoi nipoti, col risultato che l'ha tolto a noi!anche mia madre ha avuto ed ha un carattere forte, non aveva certo timore di mio padre, mi raccontò che un giorno erano a tavola, e mio padre le intimò di lasciare l'appartamento di Milano, forse perchè pensava che sarebbe così tornata a Napoli, mia madre per risposta gli rovesciò in testa il piatto con la pasta e fagioli, questo faceva parte del suo carattere, tipico anche della gente del sud, che nonostante le sofferenze della vita, la vivono con una particolare filosofia. Mio padre alla sua morte, ho saputo, lasciò dei soldi per me e mio fratello, in un documento scritto presso un notaio, ma noi non avemmo mai niente. La mia potrebbe sembrare una storia triste, ma non è così, anche se, ricordo che ero una bambina a volte malinconica, mentre io amo la vita, sono, anche a parere di chi mi conosce, una persona allegra, spiritosa, divertente, disponibile verso il prossimo, forse perchè allora avevo pochissime amiche, più che altro figlie di vicini di casa, e non giocavo mai fuori di casa, dato che non c'era un cortile vero e proprio, e quindi gli altri bambini stavano in strada, non frequentavo la scuola materna,quindi ero sempre con la mamma;inoltre non ero molto stimolata,mia madre aveva altre preoccupazioni,che stimolare la mia creatività,ricordo che avevo la passione del canto e del ballo di cui spesso facevo partecipi gli altri,dietro richiesta di mia madre. Fui felice quando seppi che avrei cominciato ad andare a scuola.,anche se ricordo la pessima figura che frequentai il primo giorno di scuola,convinta che mia madre potesse restare anche lei,mi aggrappai piangente alla sua gonna implorandola di restare,mentre mia madre cercava di riportarmi in classe,io insistetti finchè vidi che non c'era nulla da fare e mi rassegnai a sedermi al mio posto
Mi è sempre piaciuto studiare, ancora oggi prendo in giro mio fratello, perchè ha iniziato le elementari due anni prima di me, ma è stato bocciato due volte, per cui in seguito ci siamo trovati a frequentare gli studi a pari, anche se la causa non era l'essere asino come io scherzando sottolineo, ma un po' gli mancava la voglia di studiare, un po' ha avuto degli insegnanti incapaci e che avevano chiare preferenze.
A scuola mi confrontavo con gli altri,e pur non mancandomi il necessario, vedevo negli altri una situazione economica differente dalla nostra,che veniva accentuata dalla mancanza di un padre,quando i miei compagni mi chiedevano come si chiamasse io dicevo loro il nome dell'uomo che conviveva con mia madre,al quale peraltro ero davvero affezionata,Lucio, però ingenuamente non badavo al fatto che non avesse il mio stesso cognome,quando me lo facevano notare,io imbarazzata arrossivo e poi inventavo una scusa,notai che ero l'unica bambina in classe che portava il cognome della madre,e questo mi rendeva in qualche modo insicura. Non mi piaceva restare a scuola fin di pomeriggio, ogni volta pregavo mia madre di farmi una giustificazione per poter uscire a mezzogiorno, ma succedeva raramente, non mangiavo quasi nulla, persino la merenda che compravo al mattino, la davo agli altri, non aspettavo che l'ora dell'uscita. Di solito nel pomeriggio tornavamo a casa da soli io e mio fratello, mentre di mattina, quando era inverno, mia madre prendeva accordi con un tassista del posteggio vicino a casa, il quale ci accompagnava tutte le mattine, specialmente quando faceva molto freddo o c'era la nebbia così fitta che si poteva quasi tagliare, allora il clima di Milano era molto più rigido. Arrivati davanti a scuola, a volte notavo gli sguardi perplessi degli altri vedendoci arrivare in taxi, mentre ricordo che dicevo a mia madre, dopo aver calcolato quanto veniva a costare il trasporto, quanto avrebbe potuto risparmiare o mettere da parte per altre spese.
Al ritorno da scuola c'era poi il rituale della merenda con lo zabaione, che non mi piaceva per niente, come la maggior parte del cibo, nemmeno la carne, che nascondevo sotto un rientro del tavolo, che più avanti mia madre scoprì, tuttavia avevo un peso nella norma, i miei capricci erano cominciati presto,perchè mia madre mi disse che già a tre mesi rifiutavo il latte,ho letto nei trattati di psicologia che il rifiuto del latte in un neonato è il rifiuto della vita,e denota un rapporto conflittuale con la madre,che può avere a sua volta in qualche nodo rifiutato il figlio,non credo che sia questo,anche se mia madre durante la gravidanza mi disse che si fasciava per nascondere la pancia. Un giorno esasperata dalla mia lentezza a tavola,mi tirò una forchetta,mi colpì in mezzo alla fronte,io piangendo andai verso di lei, mi accorsi che stava uscendo del sangue, svenni,quando ripresi i sensi mi disse che Lucio si era molto arrabbiato. Come ho già accennato prima, ero molto affezionata a Lucio e, anche lui ricambiava il mio affetto, quando tornavo da scuola aspettavo la sera che lui rientrasse dal lavoro (era operaio all'Alfa Romeo di Arese)e lo chiamavo papà, lo invitavo a sedersi in poltrona e poi io seduta sulla spalliera iniziavo a spettinarlo e poi pettinarlo, ricordo che lui sorrideva e in genere mi lasciava fare; il suo rapporto con mio fratello invece non è stato dei migliori, c'era quasi un'antipatia reciproca, lui a volte lo prendeva in giro, dicendogli nel suo dialetto"maccarone", che significa dire a una persona che è un po' tonta. Questo faceva arrabbiare mia madre,ed era oggetto di discussioni tra loro,e deve aver influito sulla decisione di mia madre di sposarlo e di dargli un figlio,come lui desiderava,oltre ad altri motivi. Lucio,infatti non aveva anche lui un carattere facile,se capitava che la domenica mia madre stirandogli la camicia segnava il colletto ,erano guai;mentre durante le feste,come il carnevale ,quando mia madre preparava i tortelli di Napoli, e invitava amici o vicini di casa,lui puntualmente beveva troppo e finiva sempre per ubriacarsi,avendo poi la cosiddetta sbornia cattiva,rovinava la festa,io rimanevo molto impressionata nel vederlo in quello stato e mi spaventavo,salvo poi il giorno dopo chiedermi scusa. Frequentavamo anche i suoi fratelli che abitavano a Venegono Superiore ,più spesso suo fratello Giuseppe che aveva nove figli,quasi tutte le domeniche dopo pranzo andavamo a trovarli,io feci subito amicizia con loro,giocavamo nel cortile,la sera mangiavamo lì e poi tornavamo a Milano.Nel ritorno a volte si andava in pizzeria,io ero felice quando ciò accadeva,era sempre in ogni caso lui a deciderlo,io seguivo attentamente la sua guida,perchè mi accorgevo che se faceva un certo tragitto ci saremmo andati altrimenti si tornava direttamente a casa.Ho passato anche alcuni giorni presso una sua zia,ed un suo cugino ha fatto da padrino alla cresima di mio fratello,erano tutte persone molto cordiali ed avevano accettato bene mia madre.Aveva dei parenti nel suo paese di origine,in Puglia,vi andava durante le vacanze estive,dopo che ci accompagnava a Benevento,a trascorrere le vacanze da mia zia e dai miei cugini.Era per me il più bel periodo dell'anno,rivederli,mia zia abitava in una casa grande e bella,non umida come la nostra,mi piaceva avere una cameretta per me,anche se ero ben felice di condividerla con i miei cugini.Mia madre,aiutava mia zia nella gestione della casa,poichè lei stava alla torrefazione e tornava a mezzogiorno a mangiare,faceva un riposino e poi ritornava al negozio fino a tarda sera,quando mia madre finiva i mestieri in casa,ci andavamo tutti,a me piaceva molto,forse già da allora il contatto con gli altri ,il conoscere nuove persone mi divertiva,a volte stavo alla cassa sempre sotto la guida di mia zia o di mio cugino,si potrebbe pensare che potessi mangiare tutti i gelati o le caramelle che volevo,non era così,perchè mia madre ci ha educato a non chiedere e pretendere mai niente,ed anche se ci era offerto,rifiutavamo comunque,poi se proprio insistevano accettavamo.Questo è rimasto ancora nelle nostre abitudini,mie e di mio fratello.
Durante la nostra permanenza,mia zia e mia madre organizzavano delle gite,quando la torrefazione era chiusa,come i giorni di ferragosto o la domenica.Si andava al mare a Napoli,prendevamo la Valle Caudina (un treno) e poi dalla stazione di Napoli si raggiungeva la spiaggia, oppure si faceva un giro con la carrozzella sul lungomare di Mergellina o Via Caracciolo
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